Inviati, nell’863, dall’imperatore bizantino Michele III ad evangelizzare la Moravia, su richiesta del re, i due fratelli, originari di Tessalonica, insegnavano in slavo e si interessavano a questa lingua.
Cirillo inventò anche l’alfabeto detto ‘glagolitico,’ contribuendo in tal modo al successivo sviluppo della letteratura slava; adottò inoltre questa lingua per la liturgia e diffuse una traduzione delle Sacre Scritture.
Nel corso di una precedente missione San Cirillo aveva ricevuto e ritrovato nel 861 le reliquie che egli credette di papa Clemente e l’áncora, strumento del suo martirio. Terminata la loro missione in Moravia, i due fratelli, su invito del Romano pontefice, vennero a Roma nel 867, portando i resti di San Clemente. Il corpo riportato dalla Crimea fu sepolto nella Basilica di San Clemente.
Il 14 Febraio 869, San Cirillo morì e Metodio chiese l’autorizzazione a riportare il corpo del fratello in Grecia. Ma di fronte al dispiacere del papa e del popolo romano, Metodio finì per cedere, pur presentando un’ultima richiesta che fu accettata: Cirillo sarebbe stato sepolto nella Basilica di San Clemente.
Durante la prima repubblica romana, le reliquie furono trasferite dalla basilica e successivamente, se ne persero le tracce. Negli anni ’60 i Padri Domenicani irlandesi riuscirono a ritrovare un frammento di tali reliquie. Papa Paolo VI collocò personalmente il detto frammento nella Basilica di San Clemente nella speranza che il frammento delle reliquie contribuisca a rinsaldare i legami tra la Sede di Pietro e tutte le comunità cristiane slave.