San Cirillo

San Cirillo

 

   
  “I santi fratelli da Tessalonica mettono in risalto prima il contributo dell’antica cultura greca e, in seguito, la portata dell’irradiazione della Chiesa di Costantinopoli e della tradizione orientale, la quale si è così profondamente iscritta nella spiritualità e nella cultura di tanti popoli e nazioni nella parte orientale del continente europeo.”  
 

Beato Giovanni Paolo II, Egregiae virtutis (31 dicembre 1980)

 

         

             Inviati, nell’863, dall’imperatore bizantino Michele III ad evangelizzare la Moravia, su richiesta del re, i due fratelli, originari di Tessalonica, insegnavano in slavo e si interessavano a questa lingua.

Cirillo inventò anche l’alfabeto detto ‘glagolitico,’ contribuendo in tal modo al successivo sviluppo della letteratura slava; adottò inoltre questa lingua per la liturgia e diffuse una traduzione delle Sacre Scritture.

Nel corso di una precedente missione San Cirillo aveva ricevuto e ritrovato nel 861 le reliquie che egli credette di papa Clemente e l’áncora, strumento del suo martirio. Terminata la loro missione in Moravia, i due fratelli, su invito del Romano Pontefice, vennero a Roma nel 867, portando i resti di San Clemente. Il corpo riportato dalla Crimea fu sepolto nella Basilica di San Clemente.

Il 14 Febraio 869, San Cirillo morì e Metodio chiese l’autorizzazione a riportare il corpo del fratello in Grecia. Ma di fronte al dispiacere del papa e del popolo romano, Metodio finì per cedere, pur presentando un’ultima richiesta che fu accettata: Cirillo sarebbe stato sepolto nella Basilica di San Clemente.

Per motivi storici, le reliquie furono trasferite dalla basilica e successivamente, se ne persero le tracce. Negli anni ’60 i Padri Domenicani irlandesi riuscirono a ritrovare un frammento di tali reliquie.

Papa Paolo VI collocò personalmente il detto frammento nella Basilica di San Clemente nella speranza che il frammento delle reliquie contribuisca a rinsaldare i legami tra la Sede di Pietro e tutte le comunità cristiane.