Il Miracolo del Mar d’Azov

Il Miracolo del Mar d’Azov

 

 

        Quattro colonne segnavano l’ingresso della navata centrale. Ma dopo il terremoto dell’847 Papa Leone IV le fece incastrare in un’opera muraria destinata a scongiurare il pericolo di un crollo della facciata della chiesa sovrastante.

Verso la fine dell’XI secolo, questo lato della parete fu decorato con due bellissimi affreschi commissionati da una famiglia del luogo a nome di Rapiza.

Legato ad un’ancora e gettato nel Mar Nero, il corpo di S. Clemente fu recuperato da una tomba sotto il livello del mare e successivamente venne dato sepoltura in un’isoletta. Una volta l’anno, per un miracoloso defluire della marea, questa tomba riappariva alla popolazione.

In una di tali occasioni un bambino fu inghiottito dalla marea montante, ma solo per essere ritrovato l’anno seguente da sua madre, sano e salvo nella tomba al momento della sua annuale riemersione.

Nella parte inferiore della parete, sotto a questa scena, ci sono i ritratti dei donatori: Benone di Rapiza e la moglie Maria Macellaia con i loro figli Clemente e Altilia.

Nel medaglione al centro c’è San Clemente stesso, con una iscrizione su due linee disposte in forma di croce che dice:
Me prece querentes estote nociva caventes.

In collaborazione con i padri domenicani irlandesi, l'Istituto Centrale per il Restauro, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha curato il restauro dell'affresco.